Il museo virtuale di Crucoli consente al visitatore non solo di ammirare la spettacolare bellezza dei reperti, ma di interrogarsi su quale realtà storica possa nascondersi sotto l'attuale borgo, identificarci con i ritrovamenti avvenuti, rivivere l'epoca in cui sorse, fiorì e venne distrutto il piccolo 'borgo romano" di Paternum di cui i suddetti reperti costituiscono un rigoroso complesso di informazioni che consentono di affermare che dove fu Paternum ora è Torretta di Crucoli.

Museo Melissa Palopoli
Il Museo Melissa Palopoli


BREVI NOTE SULL'ORIGINE DI CRUCOLI


Paternum (una delle "stationes" della strada romana Traianea-Jonica che congiungeva Taranto a Reggio Cal.) ubicata sotto il sito della attuale frazione Torretta, venne distrutta nel VII sec.d.c. I profughi si rifugiarono sulle vicine colline della contrada "Silipetto", come è ampiamente documentato dalla necropoli scavata dalla Soprint.Arch.Calabrese, agli inizi degli anni Ottanta, che ha restituito reperti tipici del periodo. Probabilmente gli abitanti, insediati troppo vicino al mare e non sentendosi sicuri per le continue scorrerie, si trasferirono sulle colline più alte (come si evince chiaramente dall'abbandono della necropoli del "Silipetto" che non ha restituito testimonianze archeologiche posteriori al VII sec.d.c.) perchè dalle alture, si potevano vedere tempestivamente i pericoli provenienti dal mare e provvedere, limitando eventuali danni.


Nel periodo normanno, fu costruita una "motta"(sito ideale d'avvistamento) il cui toponimo si è conservato nell'identico nome toccato a un rione del paese. Probabilmente la "motta" fu il primitivo stadio di una fortificazione normanna che, dagli attuali ruderi del castello, non è più riconoscibile poichè i vari rimaneggiamenti, avvenuti nei secoli posteriori ad opera di feudatari (Torres, Gentile, D'Aquino, Caponsacco, Amalfitano) succedutisi sotto varie dominazioni (Francesi, Spagnoli, Borboni), ne hanno alterato i caratteri peculiari primitivi, e anche per la mancanza di indagini di scavo specifiche. Intorno al castello, nei secoli X- XI, cominciarono a sorgere le prime case che, con lo sviluppo dei tempi successivi, daranno vita al paese di Crucoli come è oggi.

Ernesto Palopoli

Centro storico di Crucoli
Panorama del centro storico di Crucoli


IL CASTELLO DI CRUCOLI


Dai ritrovamenti archeologici occasionali e ancora non sistematici è accertato che l’insediamento accentrato e fortificato medievale di Crucoli è sorto su un altura oggetto di frequentazione indigena (genti enotrie come quelle stanziate in atre aree dell’attuale provincia di Crotone) e in seguito oggetto di interesse da parte di colonizzatori greci, legati alle fondazioni achee di Sybaris e Kroton. Del nome dell’altura, chiamata «Kara-Kolos» (= vetta monca) si conserva la traccia latinizzata «Caracolum» nei Registri della Cancelleria Angioina. Quanto alle aree più prossime alla costa e l’area oggi occupata da Torretta di Crucoli, oltre alle presenze pregreche ed poi elleniche, è documentata un’intensa frequentazione di età romana, come provano villae (come quella su cui sorse il Santuario di Manipuglia) ed insediamenti residenziali e produttivi con fornaci (loc. Cassia), che occuparono il territorio legato al centro di Paternum, ancora esistente in età romana e documentato negli itinerari del tempo come tappa sulla via ionica tra Tarentum e Rhegium.


Notizie più sicure si hanno poi per l’intensa frequentazione dall’altomedioevo in poi, a partire dalla presenza bizantina (documentata da splendidi reperti oggi nel Museo Archeologico “M. Palopoli” in loc. Ciuranà), in rapporto alla nuova organizzazione territoriale ed ecclesiastica voluta dall’Impero Bizantino e che trovava in centri come Reggio, Stilo, Squillace, Rossano, Santa Severina e Crotone (unico porto naturale dell’area) sullo Ionio, Tropea, Nicotera e Neocastron/Nicastro le sedi più prestigiose e rappresentative in contrapposizione a quelli legati alla presenza longobarda e latina (per esempio Cosenza).


Con l’arrivo dei Normanni e la cacciata dei Bizantini Crucoli vive una nuova fase, con l’impianto del poderoso castello sulla sommità più alta, a dominio dell’abitato, sul modello di altri centri calabresi (Nicastro/S. Teodoro, Morano Calabro, Santa Severina, Squillace ad esempio), imperniando la difesa su un poderoso Mastio o Dongione centrale, protetto da un forte recinto con torri adatte alla difesa piombante, passiva, con caditoie, scivoli ed altri apprestamenti tecnici tipici di questi manieri. Stando a notizie di Gioacchino da Fiore, tuttavia, qualche forma di fortificazione dovette già esistere nel sito del castello già intorno al Mille.


Con i vari passaggi a varie famiglie feudali (Gentile, Tarsia, Regibajo, D’Aquino, che lo tennero dal 1356 al 1631) che si successero a seguito dei cambi di dominazioni che ebbero il Regno di Napoli (Svevi, Angioini, Aragonesi) fino alla creazione del Viceregno non si ebebro imponenti ristrutturazioni del castello, come in altre città calabresi, ma tuttavia furono adottati accorgimenti funzionali per rendere la struttura sempre ‘moderna’ e atta alle nuove tecniche di guerra e per l’impiego di nuove tecnologie belliche, come le armi da fuoco, adatte alla difesa radente in caso di assedi ed assalti. Grazie alla sua presenza la stessa Città di Crucoli fu un caposaldo strategico dell’allora Calabria Citra (il cui capoluogo era Cosenza), a controllo di un tratto di costa notevole tra Rossano e Cotrone, tanto da comparire in tutte le cartografie d’epoca.


La sua organizzazione interna, attualmente poco leggibile ma legata ad un progetto di recupero e restauro da parte dell’Amministrazione Comunale, è nota grazie a due atti notarili. Il primo, redatto nel 1780 dal notaio De Luca, ci informa che «il castello destinato per abitazione del padrone, consiste in due membri inferiori e superiori e di due consignazioni di vassalli, le quali sono parti al piano terreno e parti anche con consignazioni al di sopra, coverte per lo più a tetto e scandole di legno, ma quest'altre d'alcuni casini di delizie anche attinenti all'uso comodo della camera marchesale, consistenti uno di essi nel luogo denominato Torretta anche di più membri inferiori e superiori, gli altri nel luogo detto Cassia, oltre l'altro Belvedere il quale è ridotto a casaleno ed inabitabile». Il secondo, del notaio Iuzzolino (1894), oltre ad informarci che è raggiungibile anche in carrozza e dotato di sei bastioni, riporta che «... in mezzo al castello vi è una specie di rocca o fortezza, le cui muraglia sono antichissime e ora abbandonate...», dunque testimonianza del più antico Mastio che a modello di quelli di Scribla, Squillace, Santa Severina e Nicastro, distingueva i castelli normanni. Dall’ atto si apprende anche l’esistenza di tre cisterne, cantine, quartini abitabili al piano "del gran cortile" e quartini per i nobili Superiori «...In modo che possano rifugiarsi nel castello fino a 1000 persone...».


Nel 1631 il castello fu venduto agli Amalfitano che lo tennero fino al 1781. Tra il 1866 e il 1940 il castello fu noto come «Castello del Marchese di Crucoli, Conte di Savelli» ed era sede dei magazzini del Monte Frumentario

Alfredo Ruga

Centro storico di Crucoli
Il Castello di Crucoli